Pietro e Libero, la frattura che cambiò la Resistenza romagnola

Marzo 1944. Ilario Tabarri, responsabile del Comando Militare Romagnolo, raggiunge le montagne e trova una situazione molto diversa da quella che vorrebbe.

Tabarri viene dal confino di Ventotene e dall’esperienza della Guerra di Spagna. Ha combattuto nelle Brigate Internazionali e ha un’idea precisa di come dovrebbe essere organizzata la lotta partigiana.

Sui monti trova invece circa 800 partigiani concentrati nella stessa zona. Il luogo in cui si trova il comando della Brigata Garibaldi Romagnola è conosciuto anche a diverse ore di cammino di distanza e, ai suoi occhi, la formazione assomiglia più a un esercito acquartierato in attesa che a una struttura organizzata per la guerriglia.

Comincia così una delle vicende più controverse della Resistenza romagnola.

Dopo discussioni, scontri e pesanti problemi interni, Tabarri prenderà il comando con il nome di battaglia “Pietro”, sostituendo il primo comandante Riccardo Fedel “Libero”.

Una frattura che non si ricomporrà facilmente.

La contrapposizione tra Libero e Pietro attraverserà infatti anche la memoria successiva della Resistenza locale, lasciando interpretazioni differenti che arrivano, in parte, fino a oggi.

C’è chi rimarrà fedele alla figura del primo comandante e chi, invece, considererà necessaria la nuova linea imposta da Pietro.

Quella di Tabarri è una linea più rigida, organizzata e strettamente legata alla struttura politica e militare del Partito comunista. Non mancheranno critiche e accuse rivolte anche all’interno della stessa formazione, mentre molte responsabilità per le difficoltà della Brigata verranno attribuite alla gestione precedente.

Poco dopo arriverà il grande rastrellamento dell’aprile 1944, che disperderà la formazione e metterà definitivamente in crisi la struttura costruita fino a quel momento.

Ma proprio da quella sconfitta nascerà qualcosa di nuovo.

La Brigata viene ricostruita secondo principi differenti: meno concentrazione di uomini, maggiore mobilità, guerriglia e suddivisione del territorio in zone, presidiate da battaglioni, distaccamenti e squadre.

Cambia anche il modo di entrare nella formazione.

Salire in montagna non basta più per essere considerati partigiani.

Chi vuole essere arruolato deve dimostrare di essere affidabile, avere delle referenze e, quando possibile, presentarsi già con un’arma. L’ingresso nella formazione viene regolato attraverso un sistema di arruolamento sempre più strutturato.

L’obiettivo è trasformare una massa di uomini raccolti sui monti in una formazione diffusa, mobile e organizzata per la guerra partigiana.

Da quella crisi, dalle divisioni e dalla successiva riorganizzazione prenderà forma nell’estate del 1944 l’8ª Brigata Garibaldi “Romagna”.

Una delle principali formazioni della Resistenza romagnola.

Ma dietro la sua nascita rimarrà una frattura mai completamente cancellata: quella tra Libero e Pietro, tra due uomini e due diverse idee di come combattere la stessa guerra.

Foto 3: Ilario Tabarri, secondo in alto da sinistra, durante la Guerra di Spagna.