Jodice e Michele, il partigiano e l’aviatore americano

Alessandro Venturini ha una stella rossa cucita sul cappello e un’arma requisita ai fascisti.

Dopo essere stato catturato in Jugoslavia e internato in Polonia, i tedeschi lo hanno riportato in Italia e rinchiuso a Verona. Da lì è riuscito a fuggire e a tornare in Romagna per unirsi ai partigiani.

Il suo nome di battaglia è “Jodice” e il gruppo nel quale combatte è composto in maggioranza da sovietici.

Un giorno, mentre è in perlustrazione nella zona del Falterona, vede un aereo volare bassissimo sopra Poggio Scali.

Improvvisamente due uomini si lanciano con il paracadute.

Venturini corre verso uno di loro:

«Ne raggiunsi uno che stava ancora arrotolando il paracadute. Appena mi vide fece una gran brutta faccia.

Io ero in abiti civili e armato di machine pistole. Lui alzò subito le mani, allora mi tolsi il berretto e gli mostrai la stella rossa cucita sopra.

Sorrise, si avvicinò e ci stringemmo la mano.»

Il primo incontro tra il partigiano romagnolo e l’aviatore americano comincia così: con le mani alzate, una stella rossa e infine una stretta di mano.

I due raggiungono poi il gruppo partigiano insieme all’altro aviatore.

Il loro aereo era stato colpito mentre sorvolava la Pianura Padana. I due si erano lanciati per alleggerire il velivolo e permettergli di superare la giogaia dell’Appennino.

Gli americani rimangono con i partigiani per più di due mesi.

Venturini ricorda:

«Uno era un tipo un po’ aristocratico, citava la Convenzione di Ginevra e non volle mai imbracciare le armi.

Quello che avevo trovato io lo chiamavamo Michele e si dichiarò disposto a collaborare.

Un giorno decidemmo di aiutarli a passare le linee attraverso il Passo della Calla. Furono lasciati in un casolare, in una zona abbandonata dai tedeschi.

Prima di partire, Michele mi regalò il suo giubbotto e a mia sorella Giuseppina diede il suo orologio.»

Per più di due mesi uomini arrivati da mondi completamente diversi si ritrovarono così a condividere lo stesso pezzo di montagna e la stessa guerra.

Un italiano fuggito dalla prigionia, partigiani sovietici e due aviatori americani abbattuti finirono insieme nei boschi dell’Appennino.

Non parlavano la stessa lingua e non indossavano la stessa divisa. Ma bastò una stella rossa cucita su un berretto per capire, quel giorno a Poggio Scali, che stavano dalla stessa parte.

Foto 4: Alessandro Venturini “Jodice”, il primo in alto a sinistra; “Michele”, il primo in basso a destra.