«Oggi in Spagna, domani in Italia»

Nell’estate di 90 anni fa esplodeva la Guerra civile spagnola.

Da una parte il colpo di Stato militare guidato da Francisco Franco contro la Repubblica; dall’altra un fronte composito di repubblicani, socialisti, comunisti e anarchici che cercò di fermare l’avanzata delle forze nazionaliste sostenute anche dall’Italia fascista e dalla Germania nazista.

La Spagna rappresentò un’esperienza straordinaria anche perché, in alcune zone, la guerra contro il fascismo si accompagnò al tentativo di costruire concretamente un’alternativa rivoluzionaria e libertaria.

Donne, uomini, contadini e operai provarono a rendere reale quella che fino a quel momento era sembrata un’utopia.

E da tutta Europa arrivarono volontari disposti a combattere.

Gli italiani che raggiunsero la Spagna e si unirono alle formazioni antifasciste furono oltre 4.000. Circa 400 provenivano dall’Emilia-Romagna: 55 dai territori di Forlì, Cesena e Rimini e 29 dal Ravennate.

Per alcuni di loro quella non sarebbe stata l’ultima guerra contro il fascismo.

Tra i volontari di Spagna troviamo infatti uomini che pochi anni dopo avrebbero ricoperto ruoli importanti nella Resistenza romagnola.

C’era Ilario Tabarri “Pietro”, futuro comandante dell’8ª Brigata Garibaldi “Romagna”.

C’era Guglielmo Marconi, che avrebbe comandato la II Zona partigiana.

E c’era Berto Alberti “Battaglia”, futuro vicecomandante, che ricordò così l’esperienza spagnola:

«Noi abbiamo combattuto in tutti i fronti di Spagna, sollevando la bandiera d’Italia che fu infangata ed insozzata dal fascismo, come nella battaglia di Guadalajara, quando furono seccamente sconfitte tutte e 4 le divisioni mandate da Mussolini.

Ci guidava la fede nella libertà e la coscienza che quella battaglia doveva essere vinta, perché era la prima volta che, armi alla mano, affrontavamo coloro che avevano impedito al popolo italiano di decidere del proprio avvenire.»

La battaglia di Guadalajara del marzo 1937 assunse un valore simbolico enorme per gli antifascisti italiani: volontari italiani combatterono contro le truppe inviate in Spagna da Mussolini e contribuirono alla loro sconfitta.

La guerra, però, sarebbe terminata nel 1939 con la vittoria di Franco e la sconfitta della Repubblica.

Per molti antifascisti italiani la Spagna non rappresentò comunque la fine di una storia.

Fu, al contrario, la palestra della futura Resistenza.

Lì si formarono uomini che portarono poi in Italia esperienza militare, capacità organizzativa e una rete di rapporti costruita combattendo fianco a fianco con antifascisti provenienti da altri Paesi.

E soprattutto si rafforzò una convinzione: la lotta contro il fascismo non poteva fermarsi ai confini di una nazione.

Quello spirito sarebbe stato riassunto in una frase destinata a diventare uno dei simboli dell’antifascismo internazionale:

«Oggi in Spagna, domani in Italia.»

La Spagna fu perduta.

Ma molti di quelli che erano sopravvissuti tornarono a combattere.

E pochi anni dopo quella battaglia sarebbe arrivata anche in Italia.

Foto 2: Ilario Tabarri con il basco.
Foto 3: Ilario Tabarri a Meldola; dietro al giovane Gino Larice, Berto Alberti “Battaglia”.
Foto 4: Guglielmo Marconi.
Foto 5: Ilario Tabarri, secondo in alto a sinistra, durante l’esperienza in Spagna.