Il partigiano che mise la bandiera rossa su San Mercuriale
Olindo Guardigli ha 37 anni e lavora come elettricista a Forlì.
Un pomeriggio di settembre viene raggiunto sul posto di lavoro da un parente che lo mette immediatamente in allarme: i fascisti sono andati a casa sua e lo stanno cercando.
Olindo non si scompone.
È già in contatto con la Resistenza e sa cosa fare e, soprattutto, dove andare.
Raggiunge così Val della Chiara, dove un piccolo nucleo di ribelli sta dando vita a quella che diventerà la Brigata Garibaldi Romagnola.
Sono appena una decina di uomini, male armati e con pochissimi mezzi. Ma hanno già le idee piuttosto chiare su come combattere i fascisti.
Da quel momento Olindo assume il delicato compito di collegamento con il comando e partecipa a diverse azioni armate.
Per il suo atteggiamento e le sue capacità diventa presto il “comandante Leo”, alla guida di un distaccamento nel quale milita anche un giovane studente destinato a diventare uno dei protagonisti della storia sindacale italiana: Luciano Lama.
Dal 2 giugno 1944 Olindo scende in pianura e prosegue la lotta come caposquadra di una formazione SAP.
Le operazioni sono quelle caratteristiche della Resistenza sapista: sabotaggi, azioni contro mezzi e depositi nazifascisti, sostegno alle formazioni combattenti e alla rete clandestina.
Continua così fino al 9 novembre 1944, quando partecipa alla Liberazione di Forlì.
Ma la storia più curiosa di Olindo deve ancora arrivare.
Siamo nel 1946.
Il Partito Comunista vince le prime elezioni amministrative del dopoguerra a Forlì e il comandante Leo decide di festeggiare a modo suo.
Olindo Guardigli si arrampica sul campanile di San Mercuriale.
Sale fino alla croce che domina Piazza Saffi e da lassù srotola un’enorme bandiera rossa.
Qualcuno, evidentemente preoccupato dall’iniziativa, gli suggerisce che forse sarebbe opportuno toglierla.
La risposta di Olindo è disarmante:
«Cosa c’è di sbagliato, abbiamo vinto noi o no? La toglierò tra due giorni, per ora resterà lassù a sventolare.»
E così fece.
Il terzo giorno torna in Piazza Saffi.
Munito soltanto di una cintura di sicurezza, scala nuovamente la guglia di San Mercuriale, raggiunge la bandiera e la rimuove.
Poi scende con una facilità tale da lasciare a bocca aperta le persone che, con il naso all’insù, stanno seguendo l’impresa dalla piazza.
Quando rimette piede a terra lo accolgono gli applausi.
Non sappiamo se qualcuno abbia mai fotografato quella scena.
Un enorme drappo rosso che sventola dalla croce di San Mercuriale, sopra la Forlì del 1946, sarebbe un’immagine difficile da dimenticare.
Se quella fotografia esiste ancora da qualche parte, magari dimenticata dentro un cassetto o un vecchio album di famiglia, sarebbe bellissimo riuscire a ritrovarla.








