Gli operai che salvarono le fabbriche di Forlì
Nell’estate del 1944 i tedeschi che occupavano la Romagna prepararono un piano per deportare in Germania il maggior numero possibile di operai e trasferire insieme a loro i macchinari delle fabbriche più importanti.
A Forlì, però, gli operai furono messi in allarme dai comitati clandestini e riuscirono a smontare e occultare gran parte dei materiali indispensabili alla produzione.
Quando i tedeschi si presentarono alla fabbrica Mangelli per mettere in atto il loro piano, trovarono lo stabilimento deserto.
Quello che poteva essere smontato e nascosto era già sparito.
Le macchine che non era stato possibile portare via erano state rese inutilizzabili: imbullonate al terreno, sabotate e con le tubature intasate di viscosa.
La Resistenza nelle fabbriche non si combatteva soltanto con le armi.
Si combatteva anche impedendo all’occupante di portarsi via uomini, macchinari e futuro.
Negli stessi giorni, la lotta contro le deportazioni coinvolse direttamente anche i partigiani.
Nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 una squadra di gappisti entrò nelle autorimesse della SITA e sabotò le corriere che, il mattino successivo, avrebbero dovuto essere utilizzate per deportare decine di antifascisti rastrellati.
Per rendere ancora più difficile la partenza dei mezzi, il piazzale antistante venne disseminato di chiodi a tre punte.
Era un’altra faccia della stessa Resistenza.
Sui monti si combatteva con i fucili.
Nelle città si sabotavano mezzi e comunicazioni.
Nelle fabbriche si nascondevano gli strumenti di lavoro.
E tutto questo avrebbe avuto un valore enorme anche quando la guerra sarebbe finalmente finita.
Dopo la Liberazione di Forlì, i componenti e i macchinari salvati dagli operai e nascosti nei magazzini di campagna poterono essere recuperati.
In una città devastata dalla guerra, quel materiale diventò una delle fondamenta della ripresa industriale.
Gli operai non avevano soltanto impedito ai tedeschi di portarsi via le fabbriche.
Avevano salvato gli strumenti con cui ricostruire il proprio futuro.
E mentre tra le macerie si raccoglievano i resti di una guerra che, secondo la propaganda fascista, avrebbe dovuto trasformare l’Italia in un impero, nei magazzini e nelle campagne erano già nascosti i pezzi con cui ricominciare.






