Augusto Capovin è un operaio dell’Arrigoni di Cesena. Lavora tramite l’Organizzazione Todt e questo gli permette di evitare i bandi di arruolamento.
In fabbrica conosce Terzo Domeniconi e da quell’incontro inizia il suo impegno nella Resistenza.
Dopo il grande rastrellamento che provoca lo sbandamento della Brigata, riesce a rompere l’accerchiamento e a tornare a Cesena. Evita un posto di blocco sul Ponte Vecchio e, finalmente, raggiunge casa.
Bussa alla finestra. La sua famiglia non lo vede da mesi e, impaurita, chiede:
“Chi è?”
Lui risponde soltanto:
“A so’ me!”
Dopo la guerra pubblica un libro di poesie per ricordare quei giorni trascorsi in montagna, fatti di compagni, autogestione e condivisione.
Questa è “L’arrivo”, la poesia in cui racconta il momento in cui, dopo aver attraversato le montagne, appare finalmente davanti ai suoi occhi il luogo che ospita il comando partigiano:
I pugni al vento come fiondate
per salutare i paesani rimasti
e di nuovo la faccia nel freddo.
Si salì ancora.
Ancora più in alto
verso il regno dei falchi
fino sulle cime dei monti
poi proseguendo
per un po’ si discese.E finalmente
quando ormai imbruniva
laggiù
fra dirupi boscosi di bianco silenzio
quattro case di neve:
Strabatenza.Si svelava così in quel nome
il mistero della sede di comando.









































