Il tedesco sentì la pistola. E lasciò passare Luciano Lama
«Ricordo la volta che andavo da Forlì a Cesena con il giovane partigiano Luciano Lama.
Era estate, indossavamo solo abiti leggeri e lui aveva la pistola infilata dietro, sotto la camicia.
Prima di arrivare al posto di blocco, formato da tedeschi e fascisti insieme, gli dissi: “Dai Luciano, passami la pistola che la metto nella borsa insieme alle altre armi e dopo te la rendo. Inutile rischiare in due”.
Ma lui disse di no e andò avanti.
Io passai. Lama fu fermato e pensai: “Siamo fregati”.
Il tedesco lo palpò appena e gli fece segno di procedere. Il fascista chiese di perquisirlo pure lui, ma l’altro gli disse in malo modo di no, che aveva già fatto. Litigarono anche.
Ma intanto noi andammo via così.
“Dove avevi la pistola?”, chiesi incredula a Luciano.
“Qui”, mi rispose indicando i pantaloni.
“L’ha sentita e ci ha fatto andare lo stesso.”
Abbiamo ripensato spesso a quell’episodio: per fare dispetto al fascista, il tedesco lasciò passare un partigiano.»
A raccontare questo episodio è Ida Valbonesi “Idina”, responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna e staffetta partigiana dell’8ª Brigata Garibaldi “Romagna” e del CUMER.
Una piccola storia, quasi incredibile, dentro una guerra in cui bastavano una perquisizione fatta meglio, una mano spostata di pochi centimetri o un ordine diverso per essere arrestati e magari non tornare più a casa.
Ma il racconto di Idina restituisce anche un’immagine precisa dei rapporti tra occupanti tedeschi e fascisti della Repubblica Sociale: un’alleanza segnata da una profonda subordinazione politica e militare del fascismo repubblicano alla Germania nazista.
In quell’occasione fu addirittura un contrasto tra un tedesco e un fascista a salvare involontariamente la vita di un giovane partigiano che, molti anni dopo, sarebbe diventato uno dei più importanti dirigenti sindacali italiani.
Luciano Lama aveva una pistola addosso.
Il tedesco l’aveva sentita.
E pur di non dare soddisfazione al fascista, lo lasciò andare.
Servi di tutti, patrioti del niente.






