La partigiana sulla nostra maglietta era sua nonna

Questa è una bella storia.

Qualche tempo fa ci ha contattato @naadje_78.

Ci aveva trovati per caso mentre cercava notizie sulla propria nonna partigiana.

Guardando le nostre immagini si era accorta di una cosa incredibile: la donna ritratta sulla maglietta che avevamo fatto stampare era proprio sua nonna.

Quella donna era Giuseppina Venturini, partigiana combattente dell’Appennino romagnolo.

Increduli e felicemente sorpresi abbiamo iniziato a scriverci, scambiandoci fotografie, documenti e pagine di libri che raccontavano la storia di Giuseppina.

Abbiamo scoperto così che anche sua nipote porta con sé un pezzo di quella storia: si chiama Nadia, proprio come il nome di battaglia scelto dalla nonna durante la Resistenza.

Nadia non vive in Italia, ma siamo riusciti a spedirle quella maglietta insieme a qualche piccola sorpresa.

Oggi il pacco è arrivato a destinazione.

È difficile descrivere l’emozione che ci ha trasmesso nel ringraziarci per quello che facciamo, per aver scelto sua nonna come uno dei volti di Romagna Ribelle e per aver raccontato la sua storia e quella di suo nonno Sergej Sorokin “Sergio”.

Noi siamo sicuri che prima o poi ci incontreremo.

Magari proprio a Santa Sofia, tra quelle montagne dove Nadia e Sergio combatterono insieme, si innamorarono e condivisero uno dei periodi più incredibili delle loro vite.

Ma questa storia ci ricorda soprattutto una cosa.

Siamo ancora in tempo.

Siamo ancora in tempo per raccogliere i ricordi di chi ha vissuto quegli anni prima che scompaiano definitivamente.

Attraverso figli, nipoti, fotografie conservate nei cassetti, lettere, racconti familiari e vecchi documenti possiamo ancora ricostruire le vite di chi combatté su quelle montagne.

Fatelo.

Facciamolo per i nostri nonni e le nostre nonne.
Per i padri e le madri che non ci sono più.
Per chi ha combattuto, per chi ha nascosto un partigiano, per chi ha portato un messaggio, un pezzo di pane o un’arma attraverso un bosco.

Facciamolo perché la memoria non diventi qualcosa di immobile, innocuo e lontano.

Facciamolo anche per contrastare chi ancora oggi prova a cancellare, riscrivere o addomesticare quella storia.

Riprendiamoci le storie che ci appartengono.

Riportiamo in vita i cuori che battevano tra le montagne.

Perché qualche volta basta una fotografia stampata su una maglietta perché un filo spezzato da ottant’anni torni improvvisamente a unirsi.

W la Resistenza.
Morte al fascismo.