Biserno, resistere fino all’ultimo per salvare la Brigata

La mattina del 12 aprile 1944 un grande rastrellamento nazifascista sta stringendo a tenaglia l’Appennino tosco-romagnolo.

Il comandante Amos Calderoni, il commissario politico Terzo Lori e 30 uomini della 12ª Compagnia sono appostati a Biserno per difendere un punto strategico.

Alle loro spalle, il grosso della formazione sta tentando, inutilmente, di aggirare il nemico per colpirlo alle spalle.

L’attacco inizia alle 9.30. Il fitto fuoco dei partigiani ferma immediatamente i tedeschi e consente a una staffetta di sganciarsi per raggiungere il comando e informarlo dell’attacco. Un’altra raggiunge San Piero per chiedere al più presto armi pesanti.

I tedeschi, guidati da fascisti e spie locali, sono centinaia. Continuare a combattere è impossibile, ma il messaggio firmato da Terzo Lori è chiaro:

“Resisteremo fino all’ultimo, permetteremo a voi la ritirata perché da qui i traditori non passeranno finché un uomo sarà in grado di sparare.”

L’accerchiamento si fa sempre più serrato e l’unica mitragliatrice Breda dei ribelli si inceppa. Inoltre, le armi pesanti nemiche hanno già ferito e ucciso diversi partigiani.

È il punto di non ritorno.

Dopo l’ultima opposizione, Calderoni ordina ai suoi uomini di sganciarsi e resta solo a coprirne la ritirata.

Dopo l’ultimo proiettile e l’ultima bomba a mano, Amos Calderoni cade sopraffatto dai colpi, riuscendo con la sua azione a salvare la vita a tre compagni.

L’aiuto richiesto, nel caos del momento, non riuscirà ad avvicinarsi.

A mezzogiorno sul terreno restano i corpi senza vita di dodici partigiani.

Grazie al loro sacrificio, molti altri riusciranno a filtrare tra le maglie del rastrellamento e a ricostruire la formazione che, dal maggio del ’44, diventerà ufficialmente 8ª Brigata Garibaldi “Romagna”.

Foto 2: Terzo Lori a Ventotene.
Foto 3: Amos Calderoni.