«Mussolini era caduto, ma non il Re»
La sera del 25 luglio 1943 la radio annuncia che Benito Mussolini è caduto ed è stato arrestato.
A Rimini, come in tante altre città italiane, la notizia corre velocemente di casa in casa.
Il partigiano riminese Silvano Lisi “Bardan” ricordava così quelle ore:
«La sera del 25 luglio la radio dette la notizia che Mussolini era caduto e arrestato. Subito scoppiò una frenetica curiosità di notizie da ricercarsi fra i vicini, poi l’euforia generale.
Qualcuno cominciò a far saltare i tappi di alcune bottiglie e sembrava che anche la guerra stesse per finire.
Poveri fessi quelli che ci credevano!
Il giorno seguente una gran folla si riunì nelle piazze di Rimini, poi a Marina, verso il porto. Non avevo mai visto tanta gente insieme.
Si formarono dei cortei che si diressero ovunque senza una meta, bastava muoversi liberamente.
Molti se la presero con qualche noto fascistone. Platania venne preso a ceffoni. Erano comparsi in giro a mo’ di affronto. Prese delle botte anche quell’esaltato di Becilli.»
Dopo oltre vent’anni di dittatura, per molti la sensazione più incredibile era semplicemente quella: potersi muovere liberamente.
La guerra, però, continuava. E soprattutto il 25 luglio non aveva significato la fine del sistema monarchico che aveva accompagnato l’ascesa e il consolidamento del fascismo.
Bardan prosegue:
«Venimmo incanalati in una scia che si dirigeva verso il porto, incuranti dell’ordine che vietava gli assembramenti superiori alle cinque persone.
La gioia era incontenibile, non so spiegarla.
Tutti volevano farla finita con la guerra, il fascismo, gli occupanti tedeschi e tutto il resto.
Io e i miei amici portavamo un garofano rosso all’occhiello. Quando passarono delle pattuglie di marinai ce lo strapparono.
Certo, Mussolini era caduto, ma non il Re. Socialisti, comunisti o repubblicani non erano ben visti da lui.
Alla riunione ci avevano già avvertito: “Guardate che il Re rimane un nemico”.»
La festa, quindi, dura poco.
Chi aveva trascorso gli anni precedenti nell’antifascismo clandestino comprende rapidamente che la caduta di Mussolini non coincide con la fine della lotta.
Il giorno successivo Bardan partecipa a una riunione clandestina in una bottega da falegname di via Ducale:
«Tutti erano antifascisti, gente di sinistra e simpatizzanti di un cambiamento politico radicale.
Si disse che l’atmosfera si stava facendo rovente, il fascismo era caduto ma altro, e forse ben più drammatico, si stava preparando.
Si doveva collaborare ancora più intensamente con i partiti clandestini.»
A separarli dall’8 settembre e dall’occupazione tedesca c’era poco più di un mese.
Quella che il 25 luglio era sembrata a molti la fine della guerra sarebbe diventata l’inizio di una fase ancora più dura.
E alcuni di quei ragazzi che quel giorno camminavano per Rimini con un garofano rosso all’occhiello sarebbero presto entrati nella Resistenza.
Mussolini era caduto.
La guerra no.
E nemmeno la lotta.
Testimonianza di Silvano Lisi “Bardan”, partigiano riminese.










