Il camion fantasma, la banda che anticipò Corbari

L’inizio della Resistenza faentina coincide con la nascita di un gruppo di ribelli che si fa chiamare “La Scansi”.

Il gruppo si forma alle Case Grandi di Faenza, dove vengono raccolte armi, munizioni e materiale recuperato dalle caserme abbandonate dopo l’8 settembre.

Dopo le prime azioni contro sedi e ritrovi fascisti, una parte degli uomini si sposta sulle colline del Samoggia e da lì risale l’Appennino fino a Rocca San Casciano.

Qui i ribelli assaltano il carcere, liberano i detenuti politici e si impossessano di un autocarro militare.

Insieme al camion recuperano anche cinque divise della Milizia.

È tutto quello che serve per dare inizio a una delle storie più spericolate dei primi mesi della Resistenza romagnola.

Nasce la leggenda del “camion fantasma”.

Si tratta di fatto di un GAP motorizzato formato da Marx Emiliani, Amerigo Donatini, Dino Ciani e Matteo Molignoni, ai quali per un breve periodo si unisce anche Silvio Corbari.

Sono pochi, si muovono rapidamente e soprattutto non combattono come un reparto militare tradizionale.

Arrivano, colpiscono e spariscono.

Le loro azioni sono rapide, imprevedibili e spesso costruite sull’inganno.

Il bilancio attribuito al gruppo parla di nove caserme espugnate e di un numero imprecisato di posti di blocco neutralizzati.

Il metodo è tanto semplice quanto spregiudicato.

Grazie alle uniformi si avvicinano senza destare sospetti. Salutino militare, qualche parola, magari una sigaretta offerta agli uomini di guardia.

Poi scatta l’azione.

I fascisti vengono disarmati e, secondo i racconti tramandati su quelle imprese, qualche volta spediti per i campi in mutande.

Il 2 novembre 1943 il vecchio camion è ormai ridotto a un rottame.

Lo sostituiscono con due mezzi: un’Aprilia e un furgoncino Fiat Topolino.

Con quelli tentano l’assalto alla caserma di Conselice e successivamente raggiungono la villa di Aldo Avoni, esponente fascista di Medicina.

Ancora una volta è il travestimento a funzionare.

Vengono accolti nella villa e riescono persino a sedersi a tavola.

Durante la cena, però, Avoni comincia a insospettirsi e riesce ad avvertire i carabinieri.

Quando questi arrivano sul posto scoppia una sparatoria, dalla quale i ribelli riescono ancora una volta a uscire.

Ma ormai il cerchio comincia a stringersi.

Il gruppo rientra verso Faenza e decide di separarsi.

Pochi giorni dopo Amerigo Donatini e Marx Emiliani vengono individuati, catturati, torturati e infine fucilati al poligono di tiro di Bologna.

L’esperienza del camion fantasma è durata pochissimo.

Ma quelle settimane hanno mostrato una forma di guerriglia completamente diversa: pochi uomini, mobilità, travestimenti, sorpresa, autonomia e azioni rapidissime.

Tra gli uomini che avevano partecipato a quella esperienza c’era anche Silvio Corbari.

E proprio quel modo di combattere sembra anticipare molti dei caratteri che renderanno famosa la sua futura formazione: piccoli gruppi, libertà d’azione, audacia e una continua ricerca dell’effetto sorpresa.

Il camion fantasma scomparve dalle strade.

Ma una parte della sua leggenda avrebbe continuato a correre sui monti insieme alla Banda Corbari.