«S’ai só ancor a e mond»: i ricordi di Maria, classe 1931
Ieri siamo andati a trovare Maria Tagliaferri, classe 1931, nella sua casa in campagna sul fiume Senio.
Quando siamo arrivati era fuori che caricava la legna su un carretto.
Ci ha invitato a entrare e ci ha offerto un caffè Borghetti. Due giri.
Poi si è seduta e ha cominciato a raccontare.
Per quasi due ore, sempre in dialetto, alternando ricordi, episodi drammatici e anche qualche risata, Maria ci ha riportato indietro di più di ottant’anni.
Ci ha raccontato di quando aveva appena 12 anni e portava da mangiare ai cugini disertori, nascosti sulle colline di Pieve Tho, oltre Brisighella.
Durante quei viaggi le capitava di incontrare un bel ragazzo, più grande di lei. Alto, biondo.
Si chiamava Silvio Corbari ed era diventato comandante di una formazione partigiana.
Maria ricorda anche il momento in cui seppe che i fascisti lo avevano catturato. Della sua morte venne a conoscenza leggendo la notizia sul giornale.
Ma i ricordi della guerra sono ovunque intorno alla sua casa.
Proprio lì dietro, dove Maria abita ormai da sessant’anni, i fascisti impiccarono nove giovani ai pali della luce, tutti in fila. Uno di loro, ci racconta, riuscì a salvarsi.
Poi ci sono le immagini della vita quotidiana.
La gente che non aveva più nulla. I tedeschi che portavano via tutto quello che trovavano. La cioccolata arrivata con gli americani.
E un aereo caduto sopra Fognano.
Maria ricorda ancora il rumore che faceva mentre precipitava.
Sembrava un urlo.
Sono ricordi rimasti lì per più di ottant’anni, raccontati senza retorica, tra una parola in dialetto, un sorriso e un bicchierino di Borghetti.
Alla fine le abbiamo detto che torneremo a trovarla.
Maria ci ha guardato e ha risposto:
«S’ai só ancor a e mond.»
«Se sono ancora al mondo.»
E noi speriamo proprio di sì.



