Quando la Banda Corbari liberò Tredozio

È il 9 gennaio del ’44 quando 30 partigiani entrano a Tredozio e occupano il paese.

Hanno poche armi e sono giovanissimi, ma in giro si parla già di loro. Soprattutto del loro comandante, Silvio Corbari.

Tredozio viene tenuta fino al 20 gennaio. Corbari ordina il prelievo dei fondi bancari, la distribuzione del denaro ai più poveri, la distruzione delle liste di leva e dei registri delle tasse e la consegna del grano alla popolazione.

Dal balcone comunale annuncia la nascita del libero comune di Tredozio e spinge i proprietari agricoli ad assumere i braccianti disoccupati.

I fascisti fuggono e tutto avviene in modo spontaneo e istintivo, quasi senza considerare il grande effetto psicologico che un’azione del genere avrà sui civili e tra gli stessi partigiani.

Dieci giorni di occupazione, però, “sono troppi” e le conseguenze non si fanno attendere.

All’alba del 20 gennaio tre colonne tedesche attaccano Ca’ Morelli, dove è acquartierata parte del gruppo. Uccidono tre partigiani e ne fanno 20 prigionieri.

Tra loro c’è Aldo Celli, uno dei fondatori della formazione. Sette saranno fucilati, gli altri mandati in Germania.

La formazione però sopravvive e prende il nome di Banda Corbari, diventando leggendaria in tutta la Romagna e dimostrando che anche un gruppo di ragazzi autonomi poteva cacciare i fascisti e mostrare che una società poteva essere gestita dal basso.

Foto: Silvio Corbari con alcuni partigiani a Tredozio nei giorni dell’occupazione; Aldo Celli.