Corniolo, la prima Repubblica Partigiana d’Italia
Il 2 febbraio ’44 la Brigata Garibaldi Romagnola raggiunge la località Corniolo, isolata dalla neve, e organizza una zona libera.
A guidarla è Riccardo Fedel, il comandante “Libero”. Lui e i suoi uomini non lo sanno, ma stanno creando il primo governo alternativo a quello della RSI.
Il territorio amministrato comprende parte dei Comuni di Santa Sofia, Premilcuore e Bagno di Romagna. Il comando si installa nel palazzo di un agrario e posti di blocco presidiano le strade fuori dal paese.
Per la prima volta, la vita viene organizzata secondo i principi dell’autogoverno.
Già il 16 gennaio Libero ha fatto affiggere nei dintorni un manifesto che rivela il “contropotere” che i partigiani stanno costruendo: per bestiame e grano offrono ai contadini il doppio di quanto fissato dai fascisti.
Alla popolazione vengono spiegati i motivi della lotta, viene data assistenza all’asilo infantile e alle famiglie più povere. L’ufficio postale e la vita civile continuano a funzionare regolarmente.
L’esperienza dura appena 20 giorni, ma ancora oggi negli ambienti antifascisti se ne parla pochissimo.
La causa è anche il dibattito mai chiuso sulla figura di Libero, che sarà sostituito al comando, accusato di gravi responsabilità e successivamente eliminato. Una vicenda complessa e controversa che finirà per pesare anche sulla memoria dell’esperienza del Corniolo.
A noi resta il compito di tramandare quello che viene ricordato come uno dei primissimi esempi di Repubblica Partigiana d’Italia, la cui storia meriterebbe di essere finalmente raccontata e ufficialmente riconosciuta.
Foto: monumento ai caduti; Riccardo Fedel “Libero”; la piazza di Corniolo negli anni ’30.








