Quando i partigiani liberarono Forlì prima degli inglesi
È la tarda mattinata del 9 novembre 1944 quando gli inglesi entrano a Forlì e trovano la città già in mano ai gappisti e al Comando Piazza partigiano.
Giulio Garoia, comandante dei GAP forlivesi, ricorderà così quei giorni e il piano preparato per la Liberazione della città:
“Prima di tutto abbiamo portato tutti i GAP e SAP dentro Forlì. C’erano delle case parallele a via Regnoli, eravamo lì, e anche nelle fabbriche. C’erano due o tre distaccamenti da quelle parti, eravamo disseminati un po’ dappertutto.
Ci eravamo avvicinati portando le armi con tutti i mezzi, anche con tricicli e biciclette, un po’ con tutto. Poi ci siamo piazzati.
Il comando ha deciso di mandare Luciano Lama a Meldola a prendere contatto con gli inglesi.
I partigiani dell’8ª Brigata Garibaldi erano meglio armati di noi perché avevano mitragliatori e armi di tutti i tipi fornite dagli inglesi, ed erano arrivati fino a Bussecchio, quindi erano praticamente a Forlì.
Noi diciamo agli inglesi: ‘Se voi ci garantite che quando abbiamo liberato Forlì entrate immediatamente, noi facciamo attaccare l’8ª Brigata da Bussecchio, noi siamo già dentro e attacchiamo subito. Però voi venite subito e cerchiamo anche di salvare il ponte di Schiavonia’.
Loro non vogliono prendere accordi perché le brigate che sono qui non sono brigate del loro colore. Sono brigate composte da operai e contadini, da gente che vuole cambiare la situazione politica dopo questa lotta.
Per questo non riuscimmo a liberare Forlì con il piano dell’8ª Brigata e dei GAP e SAP dentro.
La liberammo comunque due o tre ore prima dell’arrivo degli inglesi, prendendo possesso della città all’alba.
La stessa notte abbiamo fucilato in via Mazzini dei fascisti infiltrati.
Ci furono scontri con i tedeschi a Schiavonia. Erano al di là del fiume, ma non potevamo fare altro perché avevamo un armamento leggero e, una volta sparato per un paio d’ore, le munizioni erano finite.
Dovevamo tenere conto della realtà: chi sparava in città doveva stare attento a non compromettere chi faceva l’azione.
Fu una cosa saggia liberare Forlì qualche ora prima, quando i tedeschi stavano per ritirarsi.”
Il progetto iniziale era dunque più ambizioso: far avanzare l’8ª Brigata Garibaldi Romagna da Bussecchio mentre GAP e SAP, già infiltrati nel centro urbano, avrebbero attaccato dall’interno.
I partigiani chiedevano agli inglesi di avanzare immediatamente dopo l’azione, anche nel tentativo di salvare il ponte di Schiavonia.
Quel piano non venne realizzato.
Ma nella notte tra l’8 e il 9 novembre 1944, mentre le ultime forze tedesche abbandonavano Forlì, i partigiani entrarono comunque in azione e presero possesso dei punti strategici della città.
Quando, alcune ore più tardi, arrivarono le truppe britanniche, trovarono i partigiani già nelle strade di Forlì.
Una delle fotografie di quelle ore racconta forse meglio di molte parole cosa stava accadendo: due partigiani, riconoscibili dalla fascia al braccio e dal lungo cappotto, precedono e guidano i soldati alleati attraverso la città.
È un’immagine importante perché restituisce alla Liberazione di Forlì una parte della sua storia che spesso rimane sullo sfondo.
Gli Alleati stavano arrivando.
Ma quando entrarono a Forlì, i partigiani erano già lì.
Foto 1: partigiani e truppe alleate a Forlì nei giorni della Liberazione.
Foto 2: due partigiani, riconoscibili dalla fascia al braccio e dal cappotto lungo, guidano le truppe alleate all’interno della città.










































