«Quând a rogg, scapì»: il sacrificio di Pino Maroni

29 ottobre 1944. Pino Maroni, commissario politico del 1° Distaccamento GAP di Forlì, sta recuperando alcune armi nascoste nel calzaturificio Zanotti, utili per la ormai imminente liberazione della città.

Con lui ci sono due giovani partigiani.

I tre vengono sorpresi dai tedeschi e costretti ad avviarsi verso la sede delle SS in corso della Repubblica, dove saranno interrogati.

Approfittando del buio, Maroni guarda i due ragazzi e parla loro in dialetto, per non farsi comprendere dai tedeschi:

“Quând a rogg, scapì…”
“Quando urlo, scappate…”

Pochi passi e scatta il segnale.

I due ragazzi fuggono e raggiungono viale Bolognesi, dove riescono a nascondersi oltre la siepe di una casa colonica, sfuggendo alla cattura.

Maroni, invece, rimane ad affrontare i tedeschi.

Estrae due pistole, una per mano, e ingaggia una sparatoria a distanza ravvicinata con il nemico.

Colpito durante lo scontro, viene catturato e trasportato al comando tedesco, nel palazzo sede della Previdenza Sociale.

Qui viene sottoposto a brutali torture. Nonostante le violenze, non rivela nulla.

Pino Maroni perde la vita il 29 ottobre 1944. Il suo corpo viene portato in piazzale della Vittoria e sepolto nel giardino dell’ex Stazione Agraria.

Dieci giorni dopo, Forlì sarà libera.

Oggi, sul luogo del combattimento, una targa ricorda Pino Maroni e il suo sacrificio.

Il suo corpo riposa nel cimitero di San Martino in Strada, il paese dove viveva e dove lavorava nella sua bottega di falegname.

Accanto a lui riposano altri due partigiani del paese: Antonio Piazza e Antonio Zoli.

Quel 29 ottobre Pino Maroni scelse di dare agli altri due ragazzi una possibilità di salvarsi.

“Quând a rogg, scapì…”

Loro riuscirono a fuggire.
Lui non parlò.