Natale 1944, con i partigiani sull’Isola degli Spinaroni
«Un giorno presero il babbo, lo picchiarono e gli buttarono giù tutti i denti perché volevano che prendesse la tessera del fascio».
Giordano Gardini ricorda così il giorno in cui, a San Pietro in Vincoli, i fascisti bastonarono suo padre, repubblicano e antifascista.
Giordano ha appena 14 anni e lavora come bracciante in mezzo a un gruppo di antifascisti. Poco alla volta comincia a organizzarsi insieme a loro: distribuisce volantini, partecipa alle discussioni e cerca di capire come rendere più efficace la lotta contro il fascismo e l’occupazione tedesca.
Una volta maturata la decisione di passare all’azione, forma insieme ad altri giovani un gruppo GAP, con l’obiettivo di procurarsi delle armi e ostacolare i tedeschi.
Una sera dell’estate del 1944 si danno appuntamento alla scuola di San Pietro in Campiano.
Gardini ricorda:
«Ci organizzammo come distaccamento “Garavini”, che a Ravenna farà poi parte della 28ª Brigata. Facemmo una puntata a Savio, dove gli inglesi ci offrirono il cibo e le armi. A me toccò un Thompson. Ci sentivamo forti e potenti.»
Nel novembre del 1944 Giordano rimane ferito durante un’azione e viene trasportato a Ravenna.
Dopo la Liberazione della città si trasferisce sull’Isola degli Spinaroni, nella Pialassa Baiona, dove il movimento partigiano ha organizzato una base permanente.
Il gruppo rimane sull’isola per circa due settimane. Il compito è quello di spingersi in barca fino alla pineta di Marina Romea, osservare i movimenti tedeschi e poi tornare alla base per riferire quanto visto.
È lì che trascorrono anche il Natale del 1944.
Il pranzo è quello che può offrire una base partigiana nascosta in mezzo alle valli: pane e scatolette.
Ma sull’isola c’è persino un grammofono.
«Avevamo anche un grammofono. Lo abbiamo fatto tanto andare che siamo riusciti a bucare il disco.
Per Santo Stefano, uno dei nostri, Gnanì, trovò della farina nascosta e ci facemmo qualche piadina.
Dormivamo per terra, su dei teloni gommati presi alla Callegari di Ravenna. Almeno eravamo isolati dall’umidità.
C’era anche un partigiano che, quando qualcuno andava a casa, gli dava un biglietto per la famiglia o per la morosa. Lui non sapeva scrivere e faceva scrivere la stessa cosa a tutti noi e poi sceglieva il biglietto scritto meglio.
Lui non è più tornato a casa. L’hanno ucciso i tedeschi in combattimento.»
Dentro questo ricordo c’è forse una delle immagini più semplici e umane della Resistenza: ragazzi nascosti su un’isola, in pieno inverno, che controllano i movimenti tedeschi, dormono per terra, mangiano pane e scatolette, consumano un disco a forza di ascoltarlo e si aiutano a scrivere un messaggio da mandare a casa.
Uno di quei messaggi, però, non avrebbe mai raggiunto il suo autore.
Foto 2: Giordano Gardini, il primo a sinistra, sull’Isola degli Spinaroni.








