«Vogliamo liberare Santa Sofia noi stessi»

27 settembre 1944. I partigiani prendono accordi con il comando inglese di stanza a San Piero in Bagno. L’obiettivo è uno solo: occupare Santa Sofia.

“Paolo”, comandante della II Zona, scrive:

“Si inizia l’accerchiamento solo con le nostre forze. Vogliamo avere l’onore di liberare Santa Sofia noi stessi.”

I partigiani locali sono numerosi e vogliono partecipare all’azione nel loro paese. Vogliono essere i primi a entrare a Santa Sofia.

C’è anche un’altra ragione per agire rapidamente: far cessare i bombardamenti alleati, che troppo spesso tendono a fare tabula rasa delle posizioni nemiche prima di avanzare.

Il piano è pronto.

Sui monti attorno al centro abitato, il distaccamento guidato da “Tom” protegge il lato destro dello schieramento. Un secondo distaccamento proviene da Poggio alla Lastra, mentre i gruppi di “Maciste” e “Dinola” devono scendere da Monteguidi e Monte Gignoli.

Il comando, insieme al distaccamento slavo, ha invece il compito di entrare in azione contro il nemico tra le vie del centro.

Gli scontri iniziano immediatamente e si estendono anche sul greto del fiume, ingrossato dalle forti piogge.

Un gruppo di partigiani riesce a penetrare nel paese, ma Santa Sofia è ormai divisa in due: i tedeschi hanno fatto saltare i ponti che collegano le due sponde e l’operazione si complica.

Alcuni soldati tedeschi avanzano con le mani alzate. Altri inizialmente si sbandano, poi riescono a riorganizzarsi fuori dal paese e aprono il fuoco sull’abitato con le mitragliatrici.

L’appoggio inglese previsto non arriva.

I partigiani sono così costretti a ripiegare e il primo tentativo di liberare Santa Sofia fallisce.

Ma è soltanto rimandato.

Il 18 ottobre 1944 gli stessi partigiani, questa volta insieme alle truppe polacche, conquistano e finalmente liberano Santa Sofia.

Non era un semplice paese dell’Appennino.

Per molti di quegli uomini Santa Sofia rappresentava il centro abitato simbolo della Resistenza in montagna: alle sue spalle c’erano mesi trascorsi nei boschi, rastrellamenti, battaglie, morti e continui spostamenti.

Davanti, invece, c’era finalmente la pianura.

E da Santa Sofia sarebbe cominciata la discesa vittoriosa verso Forlì e la Liberazione.