Giulio, il siciliano da cui iniziò la Resistenza sui monti romagnoli
Una delle curiosità legate all’8ª Brigata Garibaldi Romagna è che le sue origini sono legate a due gruppi guidati da partigiani che romagnoli non erano: il goriziano Riccardo Fedel e il siciliano Salvatore Auria.
Il gruppo di Auria, in particolare, fu il primo a muoversi sui nostri monti, prima di essere raggiunto da quello di Fedel.
Auria aveva alle spalle una lunga storia da “irriducibile sovversivo”.
Nel 1936 tenta di organizzare una cellula comunista a Sommatino, il suo paese natale in Sicilia. Gli aderenti si riuniscono nella taverna gestita dal padre, ma quando il gruppo viene scoperto Auria è costretto alla latitanza.
Dura poco. Viene individuato e arrestato pochi giorni dopo.
È condannato per l’attività di propaganda svolta tra i lavoratori delle miniere di zolfo della zona e mandato al confino per cinque anni alle isole Tremiti.
Nel corso degli anni viene accusato anche di oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere e violazione degli obblighi del confino. Inoltre viene segnalato per essersi sempre rifiutato di fare il saluto romano.
Nell’estate del 1943 il fascismo cade e Auria lascia il confino. Non riuscendo a tornare in Sicilia, raggiunge la Romagna insieme a due ex compagni di prigionia: Agostino Buda di Gambettola e Adamo Zanelli di Forlì.
Nell’ottobre del 1943, con il nome di battaglia “Giulio”, comanda uno dei primi nuclei partigiani organizzati nella zona di Pieve di Rivoschio.
Le azioni si susseguono: disarmo delle guardie forestali, attacchi alle caserme dei Carabinieri, sabotaggi e requisizioni ai danni dei fascisti locali.
Nel dicembre 1943 il comando della formazione passa a Riccardo Fedel “Libero” e Giulio ne diventa commissario politico.
Quando il comando passa successivamente da Libero a Ilario Tabarri “Pietro”, Giulio viene aggregato al distaccamento formato da partigiani russi.
Il 21 aprile 1944 viene catturato dai tedeschi durante un combattimento nei pressi di Strabatenza.
I suoi compagni reagiscono immediatamente e riescono a liberarlo durante un corpo a corpo. Auria, però, non si ritira.
Torna all’attacco alla testa della sua squadra e viene abbattuto da una raffica di mitra.
Dopo la guerra le sue spoglie torneranno nella sua Sicilia, a Sommatino, dove ancora oggi riposa.
In Romagna il suo nome viene ricordato poco. Eppure, quando nell’autunno del 1943 sui nostri monti cominciavano a organizzarsi i primi gruppi armati, Salvatore Auria “Giulio” era già lì.
Era arrivato dalla Sicilia passando per il carcere, il confino e anni di persecuzioni fasciste.
Questa terra gli deve molto. Forse tutto.






