Gheorghi Pristanskov, il partigiano sovietico caduto in Romagna
Nei primi mesi della Resistenza i partigiani stranieri rivestono un ruolo fondamentale. Spesso sono ex soldati usciti dalle carceri, fuggiti dai campi di prigionia o disertori degli eserciti nemici.
Principalmente sono sovietici, ma ci sono anche cecoslovacchi, polacchi, tedeschi e soldati alleati che spesso si aggregano temporaneamente ai ribelli.
I più conosciuti sono gli ufficiali inglesi Combe e Todhunter, che nel gennaio del ’44 si fermano per oltre due mesi con la Brigata Romagnola nel ruolo di consulenti militari e con i nomi di battaglia di Giovanni e Giuseppe.
Tra i sovietici il più famoso è Sergej Sorokin, uno dei pochissimi partigiani ai quali è stata concessa la medaglia d’oro garibaldina.
È il comandante “Sergio” di un distaccamento “slavo” aggregato all’8ª Brigata Garibaldi, con il quale gode di una certa autonomia. I rapporti non sono sempre facili, ma tutti riconoscono il coraggio e la preparazione militare dei “russi”.
Tra loro c’è anche Gheorghi Pristanskov. Fatto prigioniero dai nazisti, riesce a fuggire e a unirsi ai partigiani romagnoli.
Ha appena 21 anni, impara subito l’italiano e partecipa ai combattimenti come comandante di compagnia. Spesso scende anche in pianura per prendere parte alle azioni partigiane.
È qui, a Villa Serraglio, frazione di Massa Lombarda, che nel settembre del ’44 si trova a difendere la strada per Ravenna dall’offensiva tedesca.
Tiene la posizione per due giorni consecutivi, respingendo le forze tedesche con il fuoco della sua mitragliatrice.
Quando le munizioni stanno per finire, copre la ritirata dei suoi uomini e tiene l’ultimo proiettile per sé.
Muore così, a 21 anni, lontano da casa. Per il suo comportamento gli verrà assegnata la medaglia d’argento al valor militare per attività partigiana.
Oggi, sul luogo della morte, lo ricorda un cippo di granito con la falce e il martello.








