Francesco Renzini, dalla Banda Corbari alla fine della guerra

Il 18 agosto 1944 vengono catturati i principali componenti della Banda Corbari. La loro morte, però, non provoca la dispersione del gruppo, che si riorganizza sotto la guida di Romeo Corbari, fratello del comandante Silvio.

Tra quei ragazzi c’è anche Francesco Renzini, originario di Santa Maria in Castello, tra Tredozio e Portico di Romagna, che militerà in diverse formazioni per tutto il periodo della Resistenza.

Appartiene a una famiglia antifascista poverissima e vive a Tredozio con i nonni. Suo padre Edgardo, eletto negli anni Venti in Consiglio comunale tra le fila del PCI, era stato perseguitato e incarcerato a Faenza.

Terminata la scuola, Francesco inizia a lavorare a soli 13 anni come garzone nelle case coloniche della zona. Diventa poi apprendista falegname e impara quel mestiere che lo accompagnerà per tutta la vita.

Dopo l’8 settembre 1943 si unisce alla banda di Silvio Corbari, che in quel periodo sta organizzando con Aldo Celli il primo nucleo di partigiani.

Dopo il padre, le Brigate Nere arrestano anche sua madre. Ricattano Francesco e lo costringono a consegnarsi in cambio della sua scarcerazione.

Viene arruolato tra i fascisti, ma alla prima occasione, durante un trasferimento verso nord, fugge e torna tra i suoi monti.

Nei primi mesi del 1944 si unisce alla formazione partigiana che diventerà l’8ª Brigata Garibaldi Romagna, attiva anche nella zona del Falterona. Dopo il grande rastrellamento nazifascista dell’aprile torna con Corbari e partecipa a numerose azioni della banda, tra cui la battaglia sul Monte Lavane.

Dopo la morte di Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli, Renzini continua a combattere.

Partecipa alla Liberazione di Brisighella, dove per alcune settimane svolge anche compiti di polizia partigiana. Insieme agli Alleati entra poi a Faenza e si arruola volontario nella Compagnia Falco, della quale diventa vicecomandante.

Continua così ad affiancare gli Alleati e il nuovo esercito italiano fino alla fine della guerra.

Il 20 maggio 1945 sfila a Ravenna in occasione della smobilitazione della 28ª Brigata Garibaldi e, nel 1947, riceve la Croce di guerra come partigiano combattente.

Poi torna a casa.

Dopo aver attraversato bande partigiane, rastrellamenti, fughe, battaglie e la Liberazione, Francesco Renzini riprende semplicemente il suo lavoro di falegname, quello imparato quando era ancora un ragazzino.

Ci ha lasciati nel marzo 2017.