Carnaio, la strage che mise la Resistenza davanti a un dilemma
Pochi giorni prima, i partigiani hanno ucciso tre tedeschi in motocicletta.
Sedici case coloniche vengono bruciate e le persone rastrellate, in prevalenza donne e bambini, sono 72. I fascisti le portano al Passo del Carnaio e le raggruppano sotto una grande quercia.
Don Ilario Lazzaroni, venuto a conoscenza di quanto sta accadendo, raggiunge il luogo, parla con i civili e decide di portare le loro ragioni al comando tedesco di Bagno di Romagna.
Viene ucciso da una raffica di mitra dopo pochi metri.
Altri sei uomini vengono fucilati una volta scesa la sera, mentre i bambini e le donne vengono rilasciati.
Ma non basta.
Altri 21 rastrellati arrivano da San Piero in Bagno stipati su un camion. Durante il tragitto, il diciassettenne Domenico Bicchierini tenta la fuga saltando dal cassone, ma viene bloccato e impiccato a un palo del telegrafo.
Alle 21.30 vengono fucilati anche tutti gli altri. Soltanto due riescono a salvarsi gettandosi nel buio della scarpata.
🔸 La strage del Carnaio aumenterà l’avversione della popolazione verso i nazifascisti, ma farà nascere anche un doloroso dibattito all’interno della brigata partigiana.
Così scriverà “Battaglia”:
“Il fatto ha creato una situazione di panico fra la popolazione, la quale dà la colpa ai partigiani di questa reazione. Si è creata una situazione un po’ difficile per il mangiare e per gli appoggi e le informazioni.”
Si pone un problema terribile: attaccare soltanto i fascisti o continuare a colpire anche i tedeschi, con la consapevolezza che le loro rappresaglie possono ricadere sulla popolazione civile?
Anche a causa di questa situazione, un gruppo di partigiani di Santa Sofia si “dimetterà” dalla brigata, spostandosi verso Spinello.
🔸 Gli autori dell’eccidio del Carnaio furono responsabili di diverse stragi e parteciparono anche all’eccidio di Tavolicci.
Dopo la guerra, tra indulti, amnistie e condoni, quasi nessuno pagherà per tutti quei civili uccisi.








